C'è così tanto sé che non è chiaro nemmeno il parlarne
>Estratto della discussione di Dhamma con Ajahn Sujin a Khaeng Krachan (TH) del 04/06/2013 mattino.
C'è così tanto sé che non è chiaro nemmeno il parlarne
[A. Sujin] C'è attaccamento a se stessi ora?
[Annie] Penso di sì. Sì.
[A. Sujin] Pensare non basta. Si deve essere molto precisi per capire davvero qualsiasi termine di cui si parla, come "io" o "se stessi". C'è un "io" o un sé in questo momento? O non c'è? [Penso che ci sia un "io".]
Si pensa e basta. Quindi non si è precisi. Dov'è l'io in questo momento? [Sì, c'è.]
Quindi è solo l'idea e il semplice pensare a tutto come eravamo soliti pensare a questo e a quello. Ma in realtà, può esserci più comprensione riguardo a qualunque cosa appaia ora, non solo pensarci. Sei amichevole ora? Parlando di empatia, ma ora, sei amichevole? Sì o no? Quindi le persone parlano di empatia, di essere sempre più empatici, ma cos'è?
Senza capire ciò di cui stiamo parlando, è impossibile saperne di più, andare più a fondo.
Quindi cos'è il sé ora, se pensi di non aggrapparti al sé ora, o sì? [Sì, penso di esserlo.]
A cosa? Cos'è il sé a cui ti aggrappi? Come adesso. Nessun te, o te? [Non lo so.]
Questo è cominciare a comprendere qualunque cosa appaia. Altrimenti, c'è lo scopo di andare da qualche parte cercando di trascorrere un periodo molto bello, splendido, molto gratificante. Nessuna comprensione, nemmeno di "cosa appare adesso?" o "dov'è il sé ora?", o "c'è il sé ora?", o "non c'è il sé ora?". Quindi quando parliamo di empatia, non è solo la parola a cui chiunque può pensare, essere amichevoli. Non è abbastanza. Ma cos'è? [Sentirsi amati o accettati dagli altri.]
Questo è naturale per tutti. Lo stesso sentimento. Ma cos'è la comprensione? Perché il Buddha ha insegnato la verità di qualunque cosa appaia così com'è. Questo è ciò che si intende per illuminazione. Capire profondamente, a fondo, così com'è, non tirando a indovinare o pensare come siamo abituati fare.
Persino il sé, vedi, non è chiaro. Quando non è chiaro, sembra che non ci sia alcun sé, ma in realtà c'è così tanto "io" che non è chiaro nemmeno il parlarne.
Senza comprensione chi può dire se si tratta di attaccamento o di metta?
Quindi sei andata al centro di meditazione per avere meno attaccamento e più comprensione, o aderendo ancora per ottenere qualcosa senza capire? Persino l'attaccamento non è chiaro. Perché senza la retta comprensione, chi può dire la differenza tra l'attaccamento e l'essere amichevoli? E quello è il sé che non sa.
Quando c'è comprensione, la comprensione non è nessuno. È la realtà che può capire ciò che prima non era compreso. Ecco perché impariamo, ascoltiamo e ci riflettiamo su, se valga la pena studiare, sviluppando la comprensione. Quindi la bhāvanā, solitamente è tradotta come meditazione. Cosa significa? [Non lo so.]
Quindi si inizia con la non-comprensione. Per cui si ha sempre più non-comprensione o ignoranza.
Quando pensi a una cosa divertente, sorridi o ridi da sola. Giusto? Ovunque. Anche se c'è silenzio - la storia è così divertente. Perciò può condizionare il ridere, un momento piacevole.
E che dire dell'essere amichevoli solo in questo o quel luogo? Ma adesso? Non c'è più o cosa? O può essere ovunque e in qualsiasi momento. Verso chiunque. È questo lo sviluppo del mettā. E per avere più mettā cosa fai? Lì, intendo al ritiro, per avere più mettā, cosa fai? Qualcosa di diverso da adesso? O cosa? [Non lo so.]
Vedi, non comprendere nulla di ciò che può essere compreso ovunque e in qualsiasi momento. E senza comprensione, chi può dire se si tratta di attaccamento o di metta? Pensi di poter essere amichevole con quelli intorno a te nel centro di meditazione, giusto? Quando vanno via tutti, hai ancora quella sensazione di amichevolezza con tutti loro?
Non solo al centro di meditazione, ma ovunque. O è solo lì che puoi avere una tale sensazione di essere amichevole con loro. Al centro di meditazione sei amichevole, giusto? E dopo, sei ancora amichevole, dopo il ritiro? [Nel centro di meditazione può sorgere anche avversione.]
Qualsiasi cosa. Non c'è differenza. Come il vedere, udire, odorare, gustare, toccare, qui e lì o ovunque. Vedere è vedere. Se ci fosse comprensione proprio ora, renderebbbe questo posto un centro di meditazione?
No o sì? [Sì.]
No. No. Molto naturale. Nessuna regola. Nessun orario per lo sviluppo dell'empatia o programma di studio. Possiamo parlare di qualunque cosa appaia ovunque, sul treno, sull'autobus o proprio qui. Parlando del vedere stesso, può essere sul treno, sott'acqua, su nel cielo? Vedere è vedere. Quindi ci può essere la comprensione che nel momento in cui vede, ci deve essere ciò che condiziona il suo sorgere; per essere vedere, non in un altro momento.
È il sé che vede ora? Il vedere, è il sé? [No.]
Allora cos'è?
Pensare a ciò che viene visto senza vederlo, come in un sogno
Questo è il modo per imparare ad avere meno attaccamento a ciò che siamo abituati a scambiare per "io" o per cosa a causa dell'ignoranza. Altrimenti, non ci sarebbe alcun modo per liberarsi dall'idea del sé. Non importa si vada, in questo o in quel luogo, senza comprensione l'ignoranza ci segue.
Molte persone hanno sessioni diverse, vita ordinaria e vita di meditazione, motivate dal sé.
Finché non c'è comprensione di qualunque cosa appaia ora così com'è, deve esserci l'idea di qualcosa: sé, persone, cose.
Chiudi gli occhi. Chi vedi? Nessuno, giusto? Ma c'è l'idea di essere seduto qui con altre persone. Ma in realtà, appare solo al vedere. L'oggetto del vedere deve essere l'oggetto visibile. Il vedere non può vedere il suono. Non può vedere nient'altro eccetto ciò che appare al momento del vedere. Solo quello.
Successivamente, si forma l'idea di qualcosa a causa del ricordo dei segni, dei contrassegni, della sagoma e della forma. E quell'idea resta nel tempo, ma in realtà è completamente svanito.
Quindi si vive nel mondo dell'ignoranza, non sapendo cosa vi sia cosa in un momento perché il vedere non è il pensare.
Ci può essere il pensare a ciò che viene visto senza vederlo, come in un sogno. Senza vedere, ma c'è il pensare a molte cose, e sembra come se stessero apparendo, ma in realtà sono solo ricordi di ciò che è stato sperimentato. Hai fatto un sogno ieri sera? [Sì.]
Non è reale come adesso. Non è altrettanto reale. [No.]
Perché? [Quando sto sognando, mi sembra che sia reale però.]
Ma qual è la differenza tra i due? Si può vedere nel sogno? Può esserci il vedere in un sogno? [Sembra di vedere, ma non è solo pensare?]
La differenza tra sognare e non sognare. Come ora. Perché l'oggetto visibile appare al vedere prima del pensare. Ma in un sogno, non c'è il vedere. Nessun oggetto visibile che appare come ora. È solo puro pensare. Solo la storia di questo e quello.
È come ora. Quando non c'è il vedere e l'oggetto visibile, è come sognare. Esattamente lo stesso. Quindi la differenza è che quando non è sogno, c'è il momento del vedere e l'oggetto visibile. Tutto qui. [Quindi quando sono sveglia con gli occhi chiusi... quello è pensare.]
Sì, o udire o odorare. L'oggetto può essere qualsiasi cosa. Ma non in un sogno.
Credere a qualcun altro, che ti porta chissà dove
Quindi non sei tu. Ci sono solo diverse realtà condizionate a sorgere. Questo può essere oggetto di comprensione quando la retta comprensione è sempre più sviluppata. Mentre l'ignoranza non può arrivarci perché non è in grado di capire alunché, anche se appare proprio in questo momento. Quindi cominciamo a capire la differenza tra l'ignoranza e la retta comprensione. E allora in quale mondo hai vissuto? Per un periodo molto, molto lungo quando manca la comprensione. [Dell'ignoranza.]
E gli Insegnamenti del Buddha possono condizionare la retta comprensione riguardo a qualunque cosa appaia ora perché è vera, sono le parole della verità.
Nessuno può cambiarla perché si riferisce proprio alla realtà di questo momento. Così ascoltiamo gli Insegnamenti. O qualcun altro. Hai mai sentito sentito la frase Buddham Saranam Gacchami? [No.]
Dhammam Saranam Gacchami? [No.]
Sangham Saranam Gacchami? Allora perché vai al centro di meditazione? Per quale ragione, quando non sai nulla del Buddha, del Dhamma e del Sangha?
Credi solo in qualcun altro, che ti conduce in un luogo sconosciuto senza comprensione.
Quindi prima di tutto, dovremmo capire che cosa comprende la comprensione. Altrimenti, è solo parlare della comprensione, ma cosa si capisce? Quindi, tutto ciò che riguarda la vita quotidiana. Vedere, udire, odorare, gustare, toccare, attaccamento, avversione, simpatia, antipatia. Viene insegnato tutto ciò che accade nel quotidiano. Altrimenti, chi capisce, proprio ora? C'è aggrapparsi ora, attaccamento ora? Chi lo sa? Non sono io a vedere? Chi lo sa?
Quindi ogni parola dovrebbe essere studiata attentamente perché porterà a una comprensione sempre maggiore dell'intero Tipitaka. Ma se non si capisce una parola, è proprio impossibile comprendere di più. Questo è il modo di comprendere. Non solo ascoltare, ma capire realmente cosa rappresenta quella parola. Come "il vedere", non si riferisce proprio a nessuno. È solo una realtà che è condizionata a vedere.
Senza la base dell'occhio, potrebbe sorgere? Qualunque cosa appaia ora potrebbe apparire? Quindi c'è solo nel momento. Il vedere non è condizionato solo dalla base dell'occhio, ma anche da ciò che può essere visto, che impatta sulla base dell'occhio per condizionare il sorgere del vedere che lo vede. Tutto qui. Solo quello. È andato. Il vedere in questo momento non è affatto il vedere di un momento fa, diverse condizioni, diverso oggetto visibile sorto e svanito in una frazione di nanosecondo.
Considera solo se è vero, questo momento, come ne stiamo parlando. Lì non c'è nessuno — è completamente scomparso, come il suono e l'udire; sono già scomparsi. Quindi non sono io a sentire, e ciò che viene udito non è la voce di qualcuno, è solo ciò che può essere udito. È questo il modo per avere sempre meno attaccamento a ciò che scambiamo per il sé fin dalla nascita. Tutto è sé o qualcosa di permanente.
Senza il vedere proprio ora, ci può essere l'idea di "io vedo", "io sto vedendo"? Mentre il vedere sorge semplicemente e vede. Ma l'ignoranza lo scambia per "il mio vedere" o "io sto vedendo". Ma quando non sorge, dov'è finito l'io che vede?
Quando c'è il pensare, sembra che sia l'io a pensare, ma in realtà il pensare è condizionato. I pensieri cambiano continuamente in relazione alle condizioni. Con la retta comprensione, senza la retta comprensione, con attaccamento o con avversione — tutto il giorno. Solo in un momento, da momento a momento.
E adesso stiamo parlando della verità di qualunque cosa appaia in questo momento; insegnata dal Buddha stesso che l'ha realizzata molto, molto tempo fa. Ma l'Insegnamento riguarda ancora la realtà attuale, può essere quindi compreso in qualsiasi momento quando qualcuno lo ascolta.
Senza la comprensione primaria non c'è condizione per il sorgere di sati
[Lan] È come la pratica di meditazione della consapevolezza? Ciò che sorge svanisce nel momento presente?
[A. Sujin] È troppo presto o prematuro parlare di sati. Di cosa si tratta, sati? Può sorgere senza condizioni? Senza la comprensione della realtà attuale, sati può sorgere? Di solito c'è ignoranza, non sati. Finché la comprensione teorica o intellettuale non è abbastanza solida da essere condizione per il sorgere di sati. Perché anche sati è non-sé, incontrollabile, come il vedere e l'udire. Ma quando ci pensiamo, vorremmo averla a comando o fare qualcosa per ottenerla, senza comprensione. Ma senza pariyatti, la comprensione intellettuale, non ci sono le condizioni necessarie affinché sati sorga.
Ecco perché impariamo a capire passo dopo passo, a poco a poco, e non ci preoccupiamo di cosa sia sati perché persino adesso non c'è comprensione di ciò che appare — che non è sati. E nel momento di comprendere le parole degli Insegnamenti, non c'è forse sati insieme a quella comprensione?
Quindi ci sono molti livelli di sati di cui parlare. Il livello intellettuale, la comprensione diretta, o la penetrazione della realtà così com'è. Man mano che la retta comprensione si sviluppa con sati, non soltanto sati da solo.
Senza la retta comprensione, non c'è alcuna condizione affinché sati sorga. Vogliamo solo averla, cerchiamo di averla senza alcuna comprensione del fatto che è condizionato. E gli Insegnamenti del Buddha fanno tutti riferimento al distacco. Perché ogni volta che c'è ignoranza, non può esserci distacco. Ogni volta che c'è attaccamento, deve esserci ignoranza.
Quindi può esserci distacco solo quando c'è comprensione, non ignoranza. L'ignoranza non può distaccarsi da nulla perché non sa niente di niente. Il vedere vede. L'ignoranza non è in grado di capirlo come un semplice momento di una realtà, un elemento che è condizionato a sorgere e vedere solo quello, non un'altra cosa, non un altro momento, solo il vedere. E sparisce completamente, senza possibilità di ritornare.
Senza questa comprensione primaria, manca la condizione per il sorgere di sati. Perché sati deve sorgere con la retta comprensione, quando parliamo del momento con sati in grado di capire qualunque cosa appaia. È necessario avere la comprensione intellettuale. Ci sono molte persone che non sanno nulla e vanno al centro di meditazione, desiderando capire o ottenere qualunque cosa stiano pensando, ma senza alcuna comprensione.
Mentre si ascoltano gli Insegnamenti c'è sati nei momenti di comprensione
[Lan] C'è sati o consapevolezza quando si sperimenta la durezza, la natura della durezza?
[A. Sujin] Ora c'è la durezza e l'esperienza della durezza. C'è sati? È lì? In questo momento in cui stringi il microfono. [Sì.]
No. Ordinaria esperienza, kaya viññana, la coscienza del corpo sperimenta la durezza senza alcuna comprensione, senza sati. Come chiunque al mondo che non ha alcuna comprensione della realtà, puoi dire che quella persona ha sati nel momento in cui stringe il microfono?
[Non c'è sati anche senza comprensione?]
Quando è dana, sila. Ma mentre si ascoltano gli Insegnamenti, nei momenti di comprensione, c'è sati. Solo quel livello, comprensione intellettuale, non la comprensione diretta di una realtà di cui si sente parlare.
Quindi non affrettarti a fare nulla senza comprensione perché è il sé che desidera, che cerca di ottenere qualcosa, invece che di capire e distaccarsi dall'aggrapparsi.
Quindi, senza comprensione, il sé è lì, ed è sempre più grande. Se qualcuno pensa di avere sati senza la comprensione intellettuale, non è in sintonia con gli Insegnamenti del Buddha: pariyatti, patipatti e pativedha.
Patipatti non può precedere pariyatti. Perché il significato di patipatti — pati è particolare, e patti è raggiungere, con comprensione.
Le condizioni per il vedere sono molto distanti dalle condizioni per l'udire
Ad esempio il vedere è vedere, l'udire è udire, il pensare è pensare, l'attaccamento è attaccamento. Questo è stato detto, ma cos'è il momento della comprensione diretta di una sola realtà per volta? Mentre adesso vedere, udire sembrano sorgere insieme, ma in realtà sono momenti diversi, molto distanti. Le condizioni per il vedere sono lontane dalle condizioni per l'udire. Non sono così vicine come pensiamo.
E quando si desidera così tanto sati, non c'è forse attaccamento? Ma quando si capisce — è impossibile avere la consapevolezza diretta senza il solido fondamento della comprensione intellettuale — perché ora sappiamo che il vedere non è permanente, giusto? O è permanente? Non è permanente.
Questa è una comprensione molto, molto debole perché è svanita, sorge e scompare. E abbiamo solo udito che il vedere non è permanente, sorge e svanisce, e non è l'udire, non è il pensare; questo è ciò che apprendiamo, su cui riflettiamo, ma non è la comprensione diretta del momento in cui il vedere sorge e vede. In quel momento di chiara comprensione, non c'è proprio nient'altro, solo un dhamma alla volta così com'è. Nessun desiderio di avere tale esperienza. È anatta.
Quando ci sono le giuste condizioni, nessuno può fermare il suo sorgere. Ma quando non ci sono condizioni, non c'è nessuno in grado di farlo sorgere. Solo il cieco sforzo, ma quella non è la comprensione diretta con il distacco, bensì è attaccamento, lo sforzarsi così tanto. Quindi invece della comprensione, avremo sempre più l'idea del sé che sta cercando, non di capire, ma di ottenere qualcosa pensando che sia comprensione, ma non lo è.
Come ora, quando pañña si sviluppa, così grande, può sperimentare con distacco a secondo il livello di pañña. Mentre la comprensione intellettuale non è in grado di conoscere proprio quel momento così com'è perché si susseguono in modo estremamente rapido molte cose, molto elaborate, il che è solo pensare al vedere, senza comprendere l'effettivo momento del vedere. E se si sta cercando così faticosamente, è impossibile perché è frutto dell'attaccamento e dall'ignoranza.
Finché c'è sempre meno ignoranza e attaccamento, allora la realtà può apparire in modo molto naturale a pañña sviluppata. Anatta. E quello è il momento della comprensione del significato di anatta.
Hai sentito parlare della sottigliezza delle quattro nobili verità? Tutte quante. Tutte e quattro. Ma sembra che siano molto facili. Solo il desiderio di ottenere e poi si va da qualche parte e si pensa di sapere. Ma si conosce solo quando giunge il momento perché ce ne sono le condizioni.
File audio (in Inglese): https://drive.google.com/file/d/1He9GRXQrE9aDJCRQgZb9m5sOcoCmc1j4
Audio originale Dhammahome (in Inglese): https://www.dhammahome.com/audio_en/download/a1f6b1cd/59/2
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